Gabriele Lo Iacono | via Vittorio Veneto 146, 38122 - Trento | cell. 339 6033913 | erdemolo66@gmail.com
Eseguo ritratti su commissione da fotografia. Tipo quelli qui sotto, ma non solo!
Di formazione psicologo psicoterapeuta, dall'hobby della lavorazione e del restauro di oggetti in legno sono passato all'Efaplast e all'argilla, che permettono di realizzare più velocemente un'idea, con meno sforzo e senza strumenti interposti fra me e la materia, in modo più  diretto e spontaneo. Più recentemente ho iniziato a esplorare il disegno e la pittura, grossomodo per le stesse ragioni.

Quando creo qualcosa, le mie idee si trasformano mentre osservo ciò che realizzo. L'arte risponde al mio bisogno di vedere i risultati concreti di ciò che faccio, di lasciare dei segni, ma a volte anche al desiderio di scoprire come reagiscono i materiali al movimento delle mie mani, come si creano, si depositano, si mischiano e si abbinano i colori. Altre volte invece creo per partecipare alla bellezza del mio soggetto, per fermarla, viverla più a fondo, coglierne i misteri e assumere nei suoi confronti un ruolo attivo, invece di assistere impotente alla sua comparsa e scomparsa.

Sono combattuto fra il desiderio di imparare a riprodurre fedelmente le realtà che osservo e quello di fermare istantaneamente un'impressione effimera, o perfino di scaricare liberamente un gesto spontaneo.

Detesto la retorica e la riproduzione in serie. Perlomeno nell'arte dovrebbe essere possibile non annoiarsi.

Sono autodidatta nell'arte, nel lavoro – mi occupo di traduzioni dall'inglese e servizi editoriali da oltre vent'anni – e nello sport – amo il nuoto. Non credo nell'utilità degli insegnanti, ma credo in quella degli ispiratori e dei modelli. Imparo meglio osservando, provando, correggendomi.
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Amo le opere incomplete e imperfette. Lasciano più spazio alla fantasia e alla creatività dell’autore e dell’osservatore. In questo modo il primo non è schiavo di un’idea o un’esigenza produttiva, non è più “operaio”, “dipendente”, “sottoposto”; e l’osservatore, davanti all’opera imperfetta, ne diventa coautore, in quanto esprime la propria creatività nell’atto percettivo, che chiude, completa, prolunga le linee, aggiunge i particolari mancanti, inventa un contesto… La mente aiuta a vedere ciò che non è proposto esplicitamente all’occhio e, in questo, attinge dall’esperienza passata, dal desiderio, dal gusto personale. Per questo le mie opere vogliono solo alludere, e non descrivere in modo forbito; vogliono essere un libro più che un film; un’improvvisazione jazz più che un brano di Bach.

Nei miei lavori voglio testimoniare chiaramente i gesti che li hanno prodotti, la qualità del materiale in cui la mano ha lasciato la sua “impronta”, le proprietà dell’eventuale strumento interposto fra la mano e il mezzo.

Se il mezzo o la poca pratica impediscono il gesto, l’intenzione di dare forma si esprime con ancora più forza. Si esaltano quindi l’umanità, l’estemporaneità, l’eccezionalità, l’irripetibilità dell’opera. Così l’autore esprime immediatamente il suo carattere, il moto dell’animo, la voce. Il momento in cui la materia o il colore cominciano a evocare qualcosa di riconoscibile mi affascina; spesso mi fermo proprio in quel momento. E spesso abbandono l’idea di partenza per seguire la prima apparizione, per liberarla un po’ da ciò che la rende troppo vaga ed effimera; in genere, poi, non ho il coraggio di fermarmi qui, ma proseguo nel “perfezionamento”, spinto dalla voglia di imparare a padroneggiare la tecnica, dalla dittatura della norma, senza la quale tuttavia non potrei comunicare.

La creazione, il portare alla luce, il “mettere al mondo” appagano il senso di onnipotenza; si cessa di essere meri spettatori della realtà, si contribuisce a crearla.
Gabriele Lo Iacono | via Vittorio Veneto 146, 38122 - Trento | cell. 339 6033913 | erdemolo66@gmail.com
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